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Mediterraneo, ecco la nuova agenda

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La rete della Commissione Intermediterranea della CRPM che riunisce più di 40 regioni delle diverse sponde del Mediterraneo, con la guida della Regione Siciliana  è al lavoro per promuovere un Mediterraneo coeso e dialogante attraverso iniziative e attività strategiche di cooperazione. Tutte queste, beneficiando del quadro messo in atto negli ultimi decenni con la Politica europea di vicinato (PEV)[1], e accompagnato dalla dinamica del Processo di Barcellona, del quale abbiamo celebrato il 25° anniversario lo scorso anno, processo che impegna le istituzioni coinvolte a trasformare il bacino del Mediterraneo in un’area di dialogo, scambio e cooperazione, garantendo pace, stabilità e prosperità.


[1]La politica europea di vicinato (PEV) si applica ad Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldova, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Ucraina. È intesa a rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza di tutti i paesi interessati. La PEV si basa sulla democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani ed è una politica bilaterale tra l'Unione e ciascun paese partner, che prevede iniziative di cooperazione regionale: il partenariato orientale (PO) e l'Unione per il Mediterraneo (UfM).

Siamo oggi a fianco dell’Unione per il Mediterraneo[1], l’organizzazione che agisce per la coesione nel bacino, ed è anche uno dei partner chiave di questa Commissione, guardando con rinnovata speranza alle potenzialità di una nuova politica per il Mediterraneo, il “Mare di mezzo”, la cui storia millenaria è stata recentemente riletta nell’aureo libro di John Julius Norwich (Sellerio, 2020).


[1] L'Unione per il Mediterraneo è un'istituzione intergovernativa che riunisce gli Stati membri dell'Unione europea e 15 paesi della sponda meridionale ed orientale del Mediterraneo per promuovere il dialogo e la cooperazione.

“Che cos’è il Mediterraneo?” Si chiedeva Fernand Braudel[1] nella sua indagine sul mare più antico della storia dell’umanità: “Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”[2]. La mia Regione, la Sicilia, non è solo la più grande isola del Mediterraneo, ma ne è anche, per storia e cultura, il fulcro, avendo accolto nel tempo i popoli rivieraschi (fenici, greci, romani, bizantini, arabi, spagnoli, francesi  oltre che  vandali, ostrogoti, normanni e svevi). È altresì un riferimento sul piano geo-strategico e logistico per l’intera area mediterranea dal settore dei trasporti, a quello dell’energia, al digitale, in quest’ultimo caso quale snodo dei più grandi backbones per trasmissione di dati che connettono i due emisferi del mondo[3]. A questo ruolo la Sicilia intende assolvere attraverso la guida della Commissione Intermediterranea costruendo pace, confronto culturale ed economico, progresso.


[1] La Méditerranée et le monde mediterranéen à l’époque de Philippe II (1949, trad. it. 1953, nuova ed. 1966, trad. it. 1976).

[2] Per una riflessione sul Mediterraneo ed il contributo ricostruttivo dello studioso francese si veda per tutti S. Tusa, Primo Mediterraneo. Meditazioni sul mare più antico della storia, Ragusa, 2016.

[3] Sia consentito rinviare al mio contributo Agenda digitale siciliana: “Così la tecnologia sarà leva per il riscatto dell’Isola”, in https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/agenda-digitale-siciliana-cosi-la-tecnologia-sara-leva-per-il-riscatto-dellisola/

In seguito alla recente Comunicazione della Commissione europea e dell’Alto rappresentanti per gli affari esteri e la politica di sicurezza su “Un Partenariato rinnovato con il Vicinato meridionale: Una nuova agenda per il Mediterraneo[1], i membri della Commissione Intermediterranea hanno discusso su diversi aspetti del suo contenuto, la cui essenza vorrei condividere nelle considerazioni di fronte all’Ufficio politico.

Infatti, in vista di una potenziale, ed a nostro avviso urgente, revisione della Politica europea di Vicinato per il Sud nel prossimo periodo[2], la nostra riflessione deve articolarsi intorno a diversi punti riguardanti la governance e le aree tematiche e ciò nel presupposto che la regione del Mediterraneo meridionale si trova di fronte a sfide socioeconomiche – prima tra tutte quelle determinate dalla pandemia- climatiche, ambientali, di governance e di sicurezza, molte delle quali derivano da tendenze globali e richiedono un’azione congiunta da parte dell’UE e dei partner del vicinato meridionale.


[1] Per rilanciare e rafforzare il partenariato strategico fra l’Unione europea e i suoi partner del vicinato meridionale, la Commissione europea e l’Alto rappresentante hanno adottato il 9 febbraio 2021 una comunicazione congiunta che propone un’ambiziosa e innovativa nuova Agenda per il Mediterraneo, cfr.  https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52021JC0002&from=it

[2] La nuova Agenda si incentra su 5 settori d’intervento:

  • Sviluppo umano, buongoverno e Stato di diritto – Rinnovare l’impegno comune a favore della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e della governance responsabile;
  • Resilienza, prosperità e transizione digitale – Sostenere economie resilienti, inclusive e connesse che creino opportunità per tutti, specialmente per le donne e per i giovani;
  • Pace e sicurezza – Fornire sostegno ai paesi per affrontare le sfide in materia di sicurezza e trovare soluzioni ai conflitti in corso;
  • Migrazione e mobilità – Affrontare insieme le sfide degli sfollamenti forzati e della migrazione irregolare e agevolare percorsi legali e sicuri per la migrazione e la mobilità
  • Transizione verde: resilienza climatica, energia e ambiente – Proteggere le risorse naturali della regione e generare crescita verde sfruttando le potenzialità di un futuro a basse emissioni di carbonio.

Il rafforzamento della cooperazione euro-mediterranea, sulla quale sono impegnate le Istituzioni europee, ma anche i Paesi membri e le Regioni involge a titolo di esempio:

  • gli enti locali e regionali che sono stati e sono in prima linea, sia nelle crisi passate che in quelle attuali, assistendo da un lato alla loro evoluzione, dall’altro giocando un ruolo innegabile e cruciale nel sostenere le comunità locali in difficoltà. La governance multilivello deve quindi essere rafforzata e immaginata come una base fondamentale per l’attuazione futura della politica europea di vicinato. Questo concetto, purtroppo, non è citato nemmeno una volta come tale nella Comunicazione in questione, pur essendo di estrema importanza ed è quindi nostro compito richiederne l’integrazione.
  • Inoltre, poiché le emergenze immediate possono diventare più frequenti, le risposte istituzionali devono essere combinate con investimenti e con processi di transizione a lungo termine, che affrontino le cause profonde delle crisi. Mentre il Piano europeo di recupero e resilienza (Recovery and Resilience Facility) e la prossima agenda di finanziamento 2021-2027 sono in discussione, l’attuale situazione socio-economica delle comunità locali richiede che la definizione dei fondi rifletta le esigenze territoriali e che la loro attuazione sia il più rapida e pertinente possibile.
  • Più specificamente, le autorità locali e regionali devono essere coinvolte e responsabilizzate attraverso una solida comproprietà e territorializzazione della PEV, considerando la decentralizzazione dei poteri e la cooperazione decentralizzata come strumenti chiave per promuovere la pace, la democrazia e per garantire una maggiore stabilità e sicurezza dell’area mediterranea nel lungo periodo.
  • Allo stesso modo, le reti di autorità regionali e locali dovrebbero assumere un ruolo significativo nella cooperazione istituzionale e nello sforzo democratico perseguito con il vicinato meridionale dell’Europa. Per esempio, l’Alleanza di Cooperazione Mediterranea (MedCoopAlliance)[1] rappresenta un esempio concreto di tale governance e cooperazione multilivello, complementare a quello delle strategie macroregionali o delle iniziative dei bacini marittimi.
  • E in effetti, la MedCoopAlliance rappresenta un forte alleato e uno strumento per sostenere la territorializzazione della politica europea di vicinato per il Sud, in coerenza con l’attuazione dell’Agenda Globale 2030 e con le relative strategie, come il Patto Verde Europeo e la sua dimensione di vicinato, i lavori dell’Unione per il Mediterraneo o quelli dell’ARLEM del Comitato Europeo delle Regioni.
  • Allo stesso modo, le strategie macroregionali e dei bacini marittimi rappresentano un approccio pertinente e adeguato per attuare tale territorializzazione e sono quadri d’azione che dovrebbero essere sfruttati in sinergia con l’attuazione della PEV.
  • La creazione graduale di una strategia di bacino globale, complementare all’iniziativa EUSAIR e WestMED verso la parte orientale del bacino del Mediterraneo, dovrebbe essere prevista e sostenuta attraverso la PEV. Questo, in un processo verso un’unica strategia integrata a lungo termine per il Mediterraneo, o almeno volto ad un solido meccanismo di coordinamento che potrebbe vedere la luce nel decennio in corso.
  • Inoltre, la cooperazione Sud-Sud tra territori con caratteristiche e bisogni simili dovrebbe essere potenziata attraverso la PEV, per rendere i programmi e i progetti più focalizzati sugli obiettivi e con un impatto reale sulla comunità locale.
  • Dal punto di vista tematico, la PEV dovrebbe riconoscere meglio la propria trasversalità ai settori socio-economici mediterranei, considerando in misura più rilevante la trasversalità della crisi climatica. La cooperazione per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e la costruzione di economie più resilienti dovrebbero costituire le prospettive sotto le quale ogni azione di miglioramento socio-economico dovrebbe essere intrapresa.
  • Come per la sua trasversalità, la riforma verde e sostenibile dovrebbe quindi essere il pilastro principe della PEV per il Mediterraneo (e non solo una sua “sezione”), se non una condicio sine qua non per rafforzare i partenariati socio-economici attraverso i settori, e tramite una governance multilivello, favorendo anche i partenariati pubblico-privato, le dinamiche dei cluster, i legami con la società civile, e contribuendo a soddisfare altre agende in modo complementare, come quella dell’UpM e la sua ultima dichiarazione sull’economia blu[2].
  • L’esperienza dei livelli locali e regionali nella sostenibilità socio-economica dovrebbe essere capitalizzata per incentivare altri territori e livelli nazionali a muoversi in questa direzione, sostenendo così più sforzi per costruire percorsi di sostenibilità globale, in particolare in relazione all’economia blu[3].
  • Giova ricordare che la responsabilità sociale e ambientale delle imprese dovrebbe essere considerata in misura maggiore e come un prerequisito per l’attribuzione di finanziamenti pubblici, mentre l’attuazione dei principi di finanza sostenibile dovrebbe essere fortemente incoraggiata.
  • Infine, è proprio perché l’odierno intervento promana da una Regione insulare come la Sicilia, appare cruciale il ruolo di cerniera tra l’Europa ed i partner del Mediterraneo che possono svolgere le Isole mediterranee, per il loro ruolo storico, culturale, economico e geopolitico.

Rivolgiamo allora un appello alle Istituzioni europee, all’Unione per il Mediterraneo, ma anche l’ARLEM del Comitato europeo delle Regioni – di cui mi onoro di essere componente insieme al Presidente Musumeci in rappresentanza della Sicilia  – e le varie iniziative e programmi precedentemente citati, per prendere atto di queste raccomandazioni, e mi auguro di approfondire la nostra collaborazione in un futuro assai prossimo verso la nuova Agenda per il Mediterraneo.


[1] L’“Alleanza per la cooperazione nel Mediterraneo, #MedCooperationAlliance, è stata lanciata a Barcellona il 4 febbraio 2019 per riflettere sul futuro della cooperazione nella Regione mediterranea, verso una strategia comune ed a lungo termine per uno sviluppo territoriale sostenibile e integrato del bacino, dalla Commissione Intermediterranea della CRPM, dall’Euroregione Pirenei-Mediterraneo, dall’Euroregione Adriatico-Ionica e dalle reti di enti locali MedCities e Arco Latino, consultabile in https://www.adriaticionianeuroregion.eu/wp-content/uploads/2019/02/IT-Alleanza-per-la-cooperazione-nel-Mediterraneo.pdf

[2] Union for the Mediterranean (2015), Ministerial Conference on Blue Economy, in https://ufmsecretariat.org/wp-content/uploads/2015/11/2015-11-17-declaration-on-blue-economy_en.pdf, last accessed on 1/8/2019, nonché la dichiarazione del 2 febbraio 2021, Union for the Mediterranean (UfM) Ministerial declaration on Sustainable Blue Economy, https://ufmsecretariat.org/wp-content/uploads/2021/02/Declaration-UfM-Blue-Economy-EN-1.pdf

In merito si veda anche Towards a Sustainable Blue Economy in the Mediterranean region, in https://ufmsecretariat.org/wp-content/uploads/2021/01/UfM-Towards-a-Sustainable-Blue-Economy-in-the-Mediterranean-region-EN_v2.pdf

[3] Si ricordi in merito il report approvato a Barcellona, il 23 gennaio 2020, all’undicesima sessione dell’Assemblea Euro-Mediterranea dei rappresentanti Locali e Regionali (ARLEM), Report on the Blue economy for local and regional authorities in the Mediterranean, rapporteur on. V. Bianco, in https://cor.europa.eu/en/events/Documents/ARLEM/5th%20ARLEM%20Commission/Draft%20report%20on%20the%20Blue%20Economy%20for%20local%20and%20regional%20authorities%20in%20the%20Mediterranean%20Region/cor-2019-04007-00-00-tcd-tra-en.pdf nonché ilSustainable Blue Economy Finance Principles programma elaborato dalle Nazioni Unite cfr. https://www.unepfi.org/blue-finance/

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Published by
Gaetano Armao