“Abbiamo un interscambio di quasi 20 miliardi di euro. L’Italia è il secondo fornitore della Romania. Adesso si tratta di aprire una nuova fase del modello di internazionalizzazione per le imprese italiane, che punti maggiormente su settori innovativi, tecnologie emergenti e su come i due sistemi produttivi possano rispondere insieme alle sfide dell’autonomia strategica europea, della resilienza, della sicurezza energetica e naturalmente della cyber security”, spiega Durante Mangoni, sottolineando che in Romania “il contributo delle imprese italiane è particolarmente visibile e strategico in alcuni snodi chiave. Penso alle infrastrutture, all’energia e all’acciaio. Oggi le nostre imprese devono fare uno sforzo ulteriore perchè la Romania è un Paese in piena trasformazione, ha delle ambizioni strategiche e occorre che le nostre aziende sappiano ingaggiarsi in progetti ad alto valore aggiunto, con contenuto di innovazione, di trasferimento di tecnologia e sempre più con un investimento nella formazione e nella crescita e lo sviluppo delle risorse umane”.
“La Romania è strategicamente posizionata per giocare un ruolo chiave nella connettività tra Europa e Asia e diventare anch’essa un hub importante dal punto di vista energetico – sottolinea l’ambasciatore -. C’è un grandissimo giacimento offshore di gas naturale. Tra due anni la Romania diventerà il primo produttore europeo di gas e questo grazie alla tecnologia, all’expertise e al saper fare di un grande gruppo italiano come Saipem. Il secondo grande progetto strategico è l’ampliamento della centrale nucleare di Cernavoda. Ansaldo partecipa come parte di un consorzio internazionale. Si tratta dell’unica centrale nucleare in tutta l’Europa orientale non a tecnologia sovietica. Questo ci dà una grande possibilità di portare la nostra filiera di competenze, di tecnologie per la costruzione di due nuovi reattori nucleari”.
“Italia e Romania condividono una robusta base manifatturiera fatta di piccole e medie imprese – prosegue Durante Mangoni -. In questo momento in cui l’Europa cerca di dare una diversa declinazione dell’equilibrio tra sostenibilità e capacità industriali i due Paesi possono collaborare su una serie di temi. I due ministri responsabili di questo settore stanno condividendo delle posizioni comuni con dei documenti sull’automotive, sull’acciaio e la metallurgia e presto anche sulla chimica e sulle terre rare, sulle materie prime critiche di cui la Romania è anche ben dotata, sempre all’insegna della neutralità tecnologica. Quello che ci guida sono i principi declinati dal rapporto Draghi sulla competitività europea”.
“La Romania, dopo aver aderito alla Nato, all’Unione Europea ed essere entrata nello spazio Schengen, adesso guarda l’ingresso nell’Ocse come un progetto Paese – conclude l’ambasciatore -. E’ la priorità di politica estera del Paese, un progetto trasformativo che l’Italia sta sostenendo, ci interessa perchè abbiamo tante imprese che hanno investito in Romania e quindi abbiamo un interesse affinchè Bucarest possa allinearsi ai migliori standard internazionali in materia fiscale e di antiriciclaggio, un’azione che riguarda tutto il Paese che deve essere chiamato anche a delle riforme importanti. Noi abbiamo presentato le nostre esperienze”.
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(ITALPRESS).